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Perché le infrastrutture saranno fondamentali per una ripresa "verde"

30/09/2020

Accanto alla priorità immediata di tutelare la salute, i governi di tutto il mondo stanno cercando di evitare che la pandemia danneggi in modo irreversibile l'economia globale e hanno lanciato pacchetti di stimoli fiscali da migliaia di miliardi di dollari nel 2020, nel tentativo di scongiurare una recessione protratta.

Accanto alla priorità immediata di tutelare la salute, i governi di tutto il mondo stanno cercando di evitare che la pandemia danneggi in modo irreversibile l'economia globale e hanno lanciato pacchetti di stimoli fiscali da migliaia di miliardi di dollari nel 2020, nel tentativo di scongiurare una recessione protratta.

Gli investimenti infrastrutturali sono in primo piano non solo perché possono gettare le basi della ripresa economica a lungo termine, ma anche per la loro valenza essenziale, tanto che il bisogno di invertire la rotta dopo decenni di sottoinvestimento cronico nelle infrastrutture statunitensi è una delle poche cose su cui i candidati alla presidenza, Donald Trump e Joe Biden, sono d'accordo.

Ora che la transizione verso un'economia a emissioni zero appare sempre più urgente, aumenta chiaramente anche l'esigenza di disporre di infrastrutture nuove e migliori e questo processo può essere soltanto accelerato dalle tante voci che invocano una ripresa "verde".

"Ricostruire meglio"

In Europa il tema della sostenibilità è al centro del piano di ripresa da 750 miliardi di euro per la "UE di prossima generazione", che promuove investimenti mirati a ridurre le emissioni di gas serra e intensificare l'efficienza energetica e l'uso di energia rinnovabile.

Si spera che gli investimenti pubblici su larga scala, sommati al nuovo quadro normativo, possano stimolare i necessari investimenti del settore privato affinché il blocco raggiunga l'obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 definito con l'Accordo di Parigi del 2015.

La possibilità di tenere fede agli impegni sul clima dipenderà dalle infrastrutture costruite oggi: non a caso, l'OCSE stima che oltre il 60% delle emissioni globali di gas serra derivi da infrastrutture fisiche.

Per questo urge una trasformazione del sistema che costituisce l'ossatura stessa della società moderna. Al fine di raggiungere i risultati climatici e di sviluppo definiti negli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, l'OCSE ha stimato che serviranno investimenti per 6,9 trilioni di dollari USA l'anno da qui al 2030.

L'esigenza di un'energia più pulita

Non sorprende che il settore energetico sia in cima alla lista delle priorità ai fini della decarbonizzazione, visto che le emissioni globali di CO2 sono riconducibili per circa il 40% alla generazione di elettricità.

Un aspetto incoraggiante è che l'abbandono del carbone, il combustibile fossile più inquinante, presenta dei vantaggi dal punto di vista economico: i costi di produzione dell'elettricità da fonti eoliche e solari sono crollati nell'ultimo decennio, diventando sempre più competitivi anche senza i sussidi necessari in passato, e secondo l'Agenzia internazionale per l'energia rinnovabile (IRENA) la sostituzione di gran parte della capacità esistente legata al carbone con energia di origine solare dovrebbe ripagarsi da sola molto rapidamente.

Resta comunque una sfida di portata enorme, soprattutto considerando che la domanda globale di energia continua ad aumentare. L'Agenzia internazionale per l'energia stima che per raggiungere l'OSS 7 (energia pulita e accessibile per tutti) entro il 2030 servano 1,3 trilioni di dollari di investimenti l'anno.

Migliore connettività invocata a gran voce

L'elettricità prodotta con basse emissioni di carbonio è una pietra angolare anche per la maggiore sostenibilità dei trasporti, settore da cui deriva circa un quarto delle emissioni globali di CO2 . Al di là delle auto elettriche, la tendenza di crescita a lungo termine delle popolazioni urbane sta creando l'esigenza, oltre che l'opportunità, di predisporre sistemi efficienti di trasporto di massa.

L'esperienza della pandemia ha messo in luce anche l'importanza cruciale delle infrastrutture che ci assicurano la connessione digitale: senza la rete di centri dati, antenne e cavi, non sarebbe stato possibile mandare avanti l'economia con il lavoro da casa.

L'infrastruttura digitale potrebbe essere anche un fattore chiave della rivoluzione verde, dal momento che le connessioni più efficienti riducono la necessità di viaggiare e migliorano l'accesso alle opportunità. Servono maggiori investimenti per dare impulso alla connettività digitale, fattore indispensabile per raggiungere l'OSS 9, ossia costruire infrastrutture resilienti e promuovere un'industrializzazione inclusiva e sostenibile.

Opportunità legate alla ripresa "verde"

Gli impegni a investire in una ripresa "verde" dovrebbero giocare a favore delle società che possiedono e sviluppano asset infrastrutturali fisici come i parchi eolici e solari e le reti elettriche, tutti necessari per la transizione verso un futuro a ridotte emissioni di CO2, e lo stesso vale per le aziende che controllano l'infrastruttura digitale di cui le economie moderne non possono fare a meno.

Personalmente credo che le società esposte al profondo cambiamento strutturale verso un'economia più sostenibile siano ben posizionate per prosperare ancora per molti anni.

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1. https://www.oecd.org/environment/cc/climate-futures/policy-highlights-financing-climate-futures.pdf

2. https://www.oecd.org/environment/cc/climate-futures/policy-highlights-financing-climate-futures.pdf

3. https://www.irena.org/publications/2020/Jun/Renewable-Power-Costs-in-2019

4. https://sustainabledevelopment.un.org/content/documents/24090pb3_cover.pdf

5. https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/02/ipcc_wg3_ar5_chapter8.pdf

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