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M&G: elezioni USA e cambiamento climatico

13/10/2020

Leggi l'ultimo aggiornamento del nostro gestore Maria Municchi sull'importanza del voto per il pianeta e gli investitori.

1. Le recenti consultazioni elettorali, comprese le presidenziali statunitensi del 2016, ci hanno insegnato i rischi insiti in un eccesso di fiducia, sia nel prendere i sondaggi alla lettera, sia nel prevedere la conseguente reazione degli operatori del mercato. Che cosa devono pensare gli investitori delle imminenti elezioni USA?

Basta ripensare alle elezioni presidenziali statunitensi del 2016 per capire quanto possa essere difficile fare previsioni in politica. Per tutto il 2016 Hillary Clinton è stata in testa nei sondaggi elettorali rispetto a Donald Trump e, nel complesso, ha persino ottenuto più voti rispetto al state” (Stati in bilico) da conquistare la Casa Bianca.

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Credo sia importante riconoscere che qualsiasi sondaggio possa avere un valore limitato nell’indicare quale candidato diventerà il prossimo Presidente USA. La psicologia umana trova questo tipo d’incertezza difficile da affrontare e può talvolta portarci a diventare o troppo fiduciosi o troppo cauti. La difficoltà nell’individuare le effettive probabilità statistiche di ogni potenziale esito e nel tracciarne l’evoluzione può a volte innescare variazioni nelle quotazioni dei titoli e generare volatilità sui mercati.

Ulteriori inquietudini riguardo alle prossime elezioni USA derivano dalla retorica utilizzata dal Presidente Trump in merito alla sua accettazione o meno di un esito elettorale a lui sfavorevole. Se il risultato fosse incerto, ma comunque a favore del suo avversario (l’ex Vicepresidente Biden), potrebbe toccare alla Corte Suprema statunitense decidere chi sarà il prossimo Presidente, e i tempi potrebbero essere lunghi. Si pensi al risultato controverso nel solo stato della Florida che tenne in sospeso il risultato finale delle presidenziali del 2000 tra gli sfidanti George W. Bush e Al Gore. È probabile che la Corte Suprema, attualmente a netta maggioranza conservatrice e con tre degli attuali otto membri nominati dal Presidente Trump, favorisca il candidato repubblicano. Il coinvolgimento della Corte Suprema potrebbe portare non solo a un prolungato periodo di incertezza, ma potenzialmente anche a disobbedienza e disordini civili.

In gioco, però, non c’è solo la Presidenza. Entrambe la Camere del Congresso vanno incontro alle elezioni: si voterà, infatti, per il rinnovo completo della Camera dei Rappresentanti e di un terzo del Senato. La gamma delle potenziali combinazioni dei partiti al potere negli USA nel 2021 diventa sempre più complessa e associare a ogni combinazione una probabilità in termini di reazione dei mercati diventa sempre più arduo.

2. Sulla base di ciò che sappiamo riguardo alle proposte politiche di ciascun candidato, che cosa può significare per l'economia l'elezione dell’uno o dell'altro?

In sintesi, qualsiasi sia l'esito elettorale, non credo che vedremo significativi cambiamenti di rotta nell'economia USA per ora.

Alcune idee programmatiche dell'ex Vicepresidente Biden si possono considerare meno gradite al mercato di quelle del Presidente Trump, come la proposta di aumentare l’imposta sulle società dal 21% al 28%. Anche le proposte relative alle imposte sui redditi delle persone fisiche riguardano i redditi più alti, quelli superiori a 400.000 dollari annui, piuttosto che la maggioranza dell'elettorato. Il Tax Policy Center stima che l’1% dei contribuenti, quelli con i redditi più alti, sosterrebbe tre quarti del maggior carico fiscale. Sul fronte opposto, il programma fiscale di Trump non prevede aumenti d’imposte, bensì l'adozione di misure per incrementare salari e stipendi netti e ridurre l'aliquota fiscale sul capital gain dal 20% al 15%.

Inoltre, la campagna Biden-Harris promette un impegno nel potenziamento e nella riqualificazione delle infrastrutture del paese nell’ambito di un vasto piano di investimenti da 2.000 miliardi di dollari USA per la ricostruzione infrastrutturale e l’incentivazione dell’energia pulita. Il Presidente Trump, intanto, ha indicato che stanzierà circa 1.000 miliardi di dollari di spesa per un’ampia gamma di progetti infrastrutturali in tutta la nazione. I Repubblicani al Senato, tuttavia, appaiono preoccupati circa i possibili effetti di queste misure sul deficit federale.

Nonostante le palesi differenze tra i candidati presidenziali, noi non crediamo che la proposte, se attuate, saranno sufficienti per determinare un significativo passaggio da un'economia incentrata sul capitale a un’economia basata sul lavoro. Se i Democratici dovessero vincere le elezioni, potrebbe verificarsi un modesto spostamento verso un’economia più sociale, ma è improbabile che vi sia un cambiamento radicale nel mondo delle imprese USA.

3. Durante il recente dibattito tra i candidati, un argomento si è fatto notare per la sua assenza: il cambiamento climatico. Quale pensa sia la posizione dei due candidati su questo punto?

Questa è sicuramente un’area in cui i due candidati hanno visioni e proposte completamene opposte. L’apparente negazione del cambiamento climatico da parte del Presidente Trump e il suo approccio alle questioni legate alla sostenibilità comportano prospettive negative per il clima e l’influenza USA in questo ambito in futuro. Quasi certamente, Trump condurrà il paese a lasciare l’Accordo di Parigi a novembre.

Sul fronte opposto, Biden ha aderito all’agenda per la sostenibilità. Ho citato prima la sua proposta di investire circa 2.000 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni. Il suo piano non avrà forse la portata delle proposte del Green Deal avanzate da qualche altro fiducioso democratico come Bernie Sanders, ma è sicuramente più progressista di qualsiasi altro piano precedentemente adottato negli USA. Lo reputiamo ambizioso, in quanto ha lo scopo di avviare il Paese sulla strada dell’azzeramento delle emissioni inquinanti entro il 2050. È incentrato sulle infrastrutture, l’energia rinnovabile, l’industria automobilistica e i trasporti. Ancora più importante è che il piano di Biden affronta la crisi climatica e, allo stesso tempo, introduce il concetto di giustizia ambientale, puntando alla creazione di lavoro per le frange più deboli della popolazione.

È importante notare, tuttavia, che l’approccio alquanto negativo del Presidente alla sostenibilità non ha fermato il cambiamento negli USA. Negli ultimi anni, con la diminuzione dei costi di produzione di energia da fonti rinnovabili e l’aumento dell’efficienza, si è registrato un notevole aumento del volume di elettricità prodotta negli USA da fonti rinnovabili. Si prevede che, entro il 2021, la produzione di energie da fonti rinnovabili non idriche sarà più che raddoppiata rispetto a quella prodotta soltanto nel 2014. Insieme all’elettricità da fonti idriche, inoltre, si prevede che l’energia prodotta da fonti rinnovabili raggiungerà quella prodotta dal carbone e supererà la potenza prodotta dagli impianti nucleari.

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