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Le ricadute delle elezioni USA per gli asset dei Paesi emergenti

13/10/2020

Data l'influenza globale degli Stati Uniti, sarà la direzione della politica estera ed economica sotto Biden o Trump a delineare le prospettive degli asset della regione emergente.

Mentre le economie di tutto il mondo cercano di risalire dal baratro della recessione provocata dalla pandemia, un altro fattore di incertezza per i mercati finanziari globali è ormai vicinissimo: il voto per eleggere il prossimo presidente degli Stati Uniti.

La battaglia interna per la conquista della Casa Bianca forse non avrà conseguenze ovvie per gli asset di altre regioni, ma l'influenza globale degli Stati Uniti implica che la strada imboccata dal Paese produrrà ricadute profonde soprattutto per alcuni mercati emergenti.

Ogni risultato possibile, dalla vittoria di Joe Biden, con o senza una maggioranza Democratica al Senato, alla rielezione di Donald Trump, produrrebbe risultati diversi per la regione emergente, ma lo scenario più temuto dai mercati è l'incertezza di un esito contestato.

Potere economico: il dollaro onnipotente

Gli Stati Uniti esercitano un'influenza economica enorme sul piano mondiale, non solo per via delle vaste dimensioni dell'economia, ma anche perché stampano la valuta globale. Il suo vasto mercato interno comporta inoltre che la politica commerciale USA non può essere facilmente ignorata dagli altri Paesi.

Il contesto economico in cui si inseriscono le elezioni è quello di ripresa dalla recessione, con tassi d'interesse ai minimi record e destinati a rimanere bassi ancora per molti anni negli Stati Uniti. Entrambi i candidati alla presidenza sembrano orientati ad approvare ulteriori stimoli fiscali quando quello monetario raggiungerà il limite. Tuttavia, l'impatto della spesa governativa extra dipenderà dall'ammontare e dagli scopi cui sarà destinata.

Biden potrebbe optare per un prestito relativamente maggiore e una spesa mirata a favore delle fasce a più basso reddito, una scelta potenzialmente in grado di accentuare l'effetto moltiplicatore e promuovere una ripresa economica più robusta. Trump da parte sua probabilmente darebbe precedenza agli sgravi fiscali, che favorirebbero i più benestanti e produrrebbero una ripresa più lenta, limitando però il debito federale.

La natura dello stimolo fiscale sarà decisivo per i rendimenti dei titoli governativi statunitensi, molti dei quali attualmente offrono agli investitori tassi negativi, una volta considerata l'inflazione. Proprio questa situazione che affligge il debito governativo dei Paesi avanzati rende appetibili, in confronto, gli asset ben più remunerativi della regione emergente.

Una variabile cruciale per le valute dei Paesi emergenti è la forza relativa del dollaro USA: tanto più è debole, tanto più diventa un traino per gli investimenti in obbligazioni EM in valuta locale. Mentre restano i dubbi sulla direzione che imboccherà il biglietto verde dopo il voto, il risultato delle elezioni potrebbe di per sé mettere fine all'incertezza che ha indebolito le valute della regione emergente nella fase di avvicinamento al 3 novembre.

Politica estera: più falchi o più colombe?

La divergenza fra i candidati è ancora più accentuata sulla politica estera. Gli Stati Uniti svolgono un ruolo di primissimo piano a livello geopolitico, avendo il potere di emettere sanzioni e fornire finanziamenti, oltre ad essere la prima potenza militare mondiale. La leadership statunitense è essenziale anche per affrontare le sfide globali, come dimostra la recente assenza del Paese dall'impegno internazionale volto a contrastare l'emergenza climatica.

I rapporti tesi fra USA e Cina sono stati una fonte di rischio per gli asset emergenti negli ultimi anni. Sebbene gli attriti diplomatici e commerciali sembrino di natura bipartisan negli Stati Uniti, una presidenza Biden potrebbe comportare una linea politica più prevedibile nei confronti della Cina, con un maggiore coinvolgimento di esperti.

Inoltre potrebbe favorire il ritorno a un approccio più multilaterale allo sviluppo globale, che conferisca più poteri e risorse a istituzioni come il Fondo monetario internazionale deputate a sostenere le nazioni a basso reddito.

Con Biden alla Casa Bianca ci si aspetta anche una politica più "verde", con l'impegno a rientrare nell'Accordo di Parigi sul clima e a raggiungere l'obiettivo di zero emissioni nette di carbonio entro il 2050. Un cambio di atteggiamento sul clima da parte degli Stati Uniti spingerebbe ad agire anche altri Paesi.

Fra i mercati emergenti ci saranno probabilmente vincitori e vinti. La vittoria di Biden potrebbe invertire il recente deterioramento delle relazioni commerciali, per esempio con il Messico, ma anche fare pressione su Paesi con standard ambientali insufficienti come il Brasile e portare all'adozione di una linea più dura nei confronti di Russia e Turchia.

A risentire di più dell'incertezza saranno forse i Paesi del Medio Oriente: con Biden, si può ipotizzare che gli USA lavorino per destabilizzare l'accordo dell'OPEC+ sulla produzione di petrolio, negoziare con l'Iran un allentamento delle sanzioni e promuovere la causa ambientale nei rapporti con gli esportatori di petrolio.

Segnare la via per il decennio 2020

A prescindere da chi prenderà in mano le chiavi della Casa Bianca, è probabile che nel breve termine sarà l'evoluzione della crisi Covid-19 a condizionare le prospettive dei Paesi emergenti, almeno nel 2021.

Le elezioni negli Stati Uniti difficilmente produrranno cambiamenti drastici in altre regioni del mondo, ma è quasi certo che avranno un impatto determinante, sebbene non sempre palese, sui risultati ottenibili nei prossimi anni da chi investe negli asset emergenti.

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