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COVID-19: Gioiello nella corona?

20/03/2020

Nel giro di qualche mese, un termine fino a poco tempo fa noto solo nella comunità scientifica, è diventato saldamente radicato nel nostro dialogo collettivo. 

La rapida diffusione di informazioni (e disinformazione) relative al coronavirus, così chiamato a causa della sua struttura a corona se visto al microscopio, ha creato un timore contagioso quanto il virus stesso.

I consumatori hanno fatto scorte, mentre i governi e i funzionari sanitari si sono dati da fare per coordinare una risposta efficace all'epidemia.

 Le misure adottate fino ad oggi vanno dai consigli sul modo migliore di pulirsi le mani alla chiusura di scuole e all'annullamento di voli, alla chiusura di intere città e regioni, e non è ancora chiaro se questi tentativi di controllare il virus allevieranno o esacerberanno le preoccupazioni delle persone.

Per ora, l'incertezza sta determinando un forte senso di nervosismo.

Gli investitori sono saldamente in modalità "risk-off", poiché il numero di casi globali continua ad aumentare, mentre l'efficacia della risposta della politica monetaria rimane ad oggi tutt'altro che chiara. 

Tuttavia, questa settimana abbiamo iniziato a vedere emergere alcuni impegni più fermi e ulteriori dettagli su misure suggerite, volte a rafforzare la fiducia e a fornire un sollievo a breve termine alle imprese e ai consumatori.

Quale sostegno si stanno impegnando a offrire i governi e le autorità?

Mentre i Paesi colpiti stanno adottando varie linee d'azione per affrontare le epidemie locali, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) chiede una risposta internazionale coordinata per contenere, controllare, ritardare e ridurre l'impatto di questo virus.

Nel budget di marzo 2020, il ministro delle finanze britannico ha presentato un pacchetto di incentivi fiscali d'emergenza da 30 miliardi di sterline e ha annunciato una serie di misure per sostenere l'economia e affrontare l'epidemia di coronavirus, tra cui la sospensione di tasse per le imprese, l'estensione delle indennità di malattia, l'aumento dei finanziamenti al servizio sanitario nazionale, la creazione di un "fondo per le difficoltà" per le autorità locali e il lancio di un "programma di prestiti temporanei" da parte delle banche alle piccole e medie imprese (PMI).

Sono stati stanziati 12 miliardi di sterline per affrontare in modo specifico l'impatto del coronavirus: di questi fondi, 5 miliardi di sterline andranno al sistema sanitario nazionale e 7 miliardi a sostegno di imprese e lavoratori. Il governo del Regno Unito ha inoltre stanziato altri 91 milioni di sterline per combattere la diffusione del coronavirus e sostenere gli sforzi internazionali, investendo nella ricerca e nelle iniziative di sostegno. 

Questo stimolo va a braccetto con un taglio dei tassi di emergenza della Banca d'Inghilterra di 50 punti base.

Negli Stati Uniti, il presidente Trump è passato dal minimizzare inizialmente l'impatto del virus alla firma di una legge di spesa di 8,3 miliardi di dollari e all'annuncio di un pacchetto di aiuti per il coronavirus destinato alle piccole imprese e ai consumatori più colpiti.

I dettagli sono ancora in fase di elaborazione, ma le opzioni includono il rinvio della scadenza per la dichiarazione dei redditi di aprile e la riduzione delle tasse sui salari.

Quest'ultima non ha ottenuto molto sostegno oltre lo studio ovale.

Ciò avviene in seguito al taglio di 50 punti base da parte della Federal Reserve.

Anche il Giappone ha in programma di spendere 270 miliardi di yen per far fronte alle conseguenze del coronavirus, e la Banca del Giappone ha promesso ampia liquidità. 

A Hong Kong, nell'ambito di un fondo di soccorso di 120 miliardi di dollari di Hong Kong, il governo prevede di dare a ciascun residente permanente 10.000 HKD (1.300 dollari). Misure simili sono state adottate a Singapore attraverso 4 miliardi di dollari di stimoli fiscali. 

La Corea del Sud mira a sostenere le PMI con un pacchetto di 11,7 trilioni di won coreani (KRW), mentre le autorità cinesi stanno annullando varie tasse e oneri governativi, e temporaneamente allentando l’individuazione dei crediti in sofferenza.

In Europa, la Francia sta offrendo maggiori garanzie pubbliche sui prestiti alle PMI, insieme a sgravi temporanei dalle imposte sulle società e dai contributi sociali per le imprese idonee, mentre in Italia (dove il numero di infezioni è salito alle stelle) sono stati accantonati circa 10 miliardi di euro per contrastare l'impatto del coronavirus.

Le autorità di Bruxelles stanno anche valutando la possibilità di utilizzare la flessibilità delle norme sugli aiuti di Stato per aiutare i governi dell'Unione Europea a proteggere le imprese dall'epidemia.

Nel frattempo, l'ONU ha stanziato 15 milioni di dollari statunitensi a favore dell'OMS e del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) al fine di aiutare i Paesi vulnerabili a combattere la diffusione del coronavirus.

Cosa sappiamo del COVID-19?

Il nuovo coronavirus proviene da un’ampia famiglia di virus RNA (acido ribonucleico) che può infettare molte specie, dai ratti ai pipistrelli alle balene beluga, ma, assieme ad altri sei coronavirus, è in grado di infettare anche gli esseri umani.

Quattro di questi sono comuni virus da raffreddore, che generalmente creano solo lievi malattie respiratorie in persone altrimenti sane, mentre i nuovi virus "emergenti" che sono in grado di causare gravi malattie includono la SARS-CoV (2003) e la MERS-CoV (2012).

La gravità clinica della SARS-CoV-2 (2019), il virus che causa la malattia COVID-19, non è ancora pienamente compresa, ma ha già causato morti in pazienti con patologie pregresse. ¹Si ritiene che il virus si diffonda per via aerea e attraverso le goccioline di saliva.

Attualmente il periodo di incubazione per il COVID-19 è stimato tra i due e i 14 giorni. Alcuni dati suggeriscono che la trasmissione possa avvenire da una persona infetta senza sintomi; tuttavia, rimangono incertezze sull'effetto della trasmissione da parte di persone asintomatiche.

I sintomi possono includere febbre, tosse, stanchezza, difficoltà respiratorie e dolori muscolari.

In questa fase, non esiste un trattamento specifico per questa malattia, quindi gli operatori sanitari stanno trattando i sintomi clinici.

I casi più gravi possono sviluppare polmonite acuta, sindrome da distress respiratorio acuto, sepsi e shock settico.

Gli anziani e le persone con patologie pregresse sono considerati più a rischio, mentre la malattia nei bambini sembra essere relativamente rara e lieve.

Mentre l’incidenza dei casi in Cina sembra migliorare, i numeri rimangono anomali per la rapida diffusione e l'aumento di decessi, che si verificano a livello globale oltre i confini della Cina continentale.

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Al momento della stesura della presente relazione, i casi confermati in Italia avevano superato i 12.000,  durante le quarantene nazionali.

Il numero di casi in Italia è secondo solo alla Cina, l'epicentro dell'epidemia, dove sono stati confermati oltre 80.000 casi, e poco superiore all'Iran con oltre 10.000 casi e alla Corea del Sud con un numero di casi che si avvicina agli 8.000.

Nell'ultima settimana circa, si è registrato un aumento sostanziale delle infezioni in diversi Paesi europei (con conseguenti crescenti preoccupazioni sulla velocità di trasmissione) e, mentre i numeri comparativi rimangono bassi altrove, Paesi precedentemente non toccati stanno segnalando sempre più infezioni.

La rapida diffusione del virus in paesi e regioni ha spinto l'Organizzazione Mondiale della Sanità a dichiarare l'epidemia una "pandemia" globale.

Le autorità e gli operatori sanitari stanno ancora valutando il comportamento del virus e la gravità della malattia.

Mentre la ricerca è in corso e i pazienti vengono trattati con i farmaci esistenti per cercare di limitare la gravità dei loro sintomi, attualmente non sono disponibili vaccini o farmaci antivirali per combattere direttamente il virus.

In che modo hanno differito tra loro le risposte iniziali dei vari Paesi?

I Paesi hanno adottato approcci molto diversi all'epidemia. Hong Kong e Singapore sono state colpite precocemente dal coronavirus, ma le autorità hanno agito rapidamente e sono state elogiate per le loro strategie di contenimento. Entrambi i Paesi registrano attualmente meno di 200 casi.

Entrambi hanno rapidamente messo a punto sistemi per cercare di individuare e trattare ogni caso. Hong Kong ha sviluppato test diagnostici e li ha rapidamente distribuiti ai laboratori di tutti i principali ospedali. A un certo punto, a febbraio, contava 12.000 persone in quarantena.

Singapore ha adottato rigorosi processi per quel che riguarda viaggi e screening.

Il primo ministro del Paese ha chiesto calma e assicurato ai residenti che tutte le cure sanitarie legate alla malattia sarebbero state gratuite.

Il Paese si è preparato a questo tipo di epidemia sin da quando è stato colpito duramente dalla SARS nel 2003, aggiornando le attrezzature e le infrastrutture mediche, costruendo più reparti di isolamento e creando sistemi per mappare e tracciare la diffusione delle infezioni. Un recente studio condotto da ricercatori dell'Università di Harvard ha stimato che Singapore stava rilevando un numero di casi di COVID-19 tre volte superiore a quello degli altri paesi.

Nessun altro paese ha rilasciato informazioni tanto dettagliate sui propri casi di coronavirus quanto Singapore.

Le informazioni disponibili al pubblico sono state utilizzate per sviluppare un'istantanea completa dei casi con suddivisioni dettagliate per età, nazionalità, sesso e origine del virus, nonché delle fasi di sviluppo.

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Anche se si stanno ancora individuando nuovi casi, l'azione decisiva sembra aver risparmiato a questi paesi la rapida epidemia che si sta verificando altrove.

L'Italia e l'Iran sono stati colpiti più tardi, ma entrambi i Paesi sono stati più lenti ad agire e hanno visto un aumento esponenziale dei casi. Tre settimane fa in Italia c’erano solo tre casi, ora ammontano a oltre 12.000.

Anche gli Stati Uniti hanno visto un aumento nel numero dei casi segnalati, che ora sono migliaia insieme a Germania, Francia e Spagna, ma la carenza e le difficoltà con i kit dei test iniziali negli Stati Uniti lasciano pensare che il numero di casi confermati potrebbe essere molto più elevato di quanto suggeriscono le statistiche ufficiali.

Individuare e testare il virus è metà della battaglia

Mentre il numero di casi continua ad aumentare a livello globale, aumenta anche la pressione per elaborare test più veloci e accessibili.

La comunità medica si è mobilitata per sviluppare una serie di test diagnostici rapidi e affidabili per individuare i casi e monitorare la diffusione.

I gruppi di ricerca hanno lavorato all'individuazione e al sequenziamento del virus, condividendo diversi genomi virali (costituiti dal DNA del virus) in database aperti.

Da allora diversi gruppi internazionali hanno lavorato a partire da questi dati di sequenza per progettare i primer per i cosiddetti test di reazione a catena della polimerasi (PCR) per supportare i governi globali e gli enti di sanità pubblica nell'identificazione dei casi in assenza di un test commerciale esistente per il virus della SARS-CoV-2.

Il rapido sequenziamento del genoma del virus e la distribuzione dei dati nelle prime fasi dell'epidemia di COVID-19 hanno consentito lo sviluppo di una varietà di procedure e protocolli per diagnosticare i pazienti sulla base di frammenti del codice genetico del virus.

Il genoma completo del nuovo coronavirus è stato pubblicato per la prima volta il 10 gennaio 2020, poche settimane dopo che la malattia è stata individuata per la prima volta a Wuhan, in Cina.

Una settimana dopo, un gruppo di ricercatori guidati da scienziati tedeschi ha rilasciato il primo protocollo diagnostico per il COVID-19 utilizzando campioni prelevati con tamponi dal naso e dalla gola di un paziente.

Questo protocollo basato sulla PCR è stato poi selezionato dall'OMS e ha costituito la base di kit di test spediti a centinaia di laboratori in tutto il mondo.

Abbiamo visto enormi variazioni nel numero di test condotti da ogni paese.

La Corea del Sud, ad esempio, ha condotto oltre 200.000 test (equivalenti a 4.000 test per milione di persone), mentre i test negli Stati Uniti si attestavano a soli 8.550 al 9 marzo 2020 (equivalenti a 26 test per milione di persone), dietro ad almeno altri 15 Paesi su base relativa (per milione) di popolazione, secondo i dati più recenti.

Lo sforzo per combattere il coronavirus negli Stati Uniti è stato complicato da kit di test iniziali difettosi messi a punto dai Centri per Controllo e Prevenzione di Malattie (CDC): i kit di test del paese erano separati dai test diagnostici raccomandati dall'OMS.

All'inizio di marzo 2020, il CDC aveva condotto solo 472 test. A titolo di confronto, il Regno Unito, con una popolazione 5 volte inferiore a quella degli Stati Uniti, ne aveva condotti oltre 13.000.

All’ultimo conteggio, i test del Regno Unito si sono attestati a 26.261 (equivalenti a 387 test per milione di persone).

I funzionari statunitensi hanno cercato di aumentare la capacità di test a livello nazionale, con il CDC che ha sostituito il kit difettoso, ma solo un numero limitato di laboratori può utilizzare il test, e il tempo di risposta è stato di 24-72 ore.

Con l'aiuto di aziende private, le autorità federali sperano di aumentare l'accesso a nuovi test. 

La Food and Drug Administration (FDA) ha detto che permetterà ad alcuni laboratori di iniziare ad utilizzare i test che hanno sviluppato e convalidato da soli prima della revisione federale, spianando la strada alle autorità locali per iniziare i test e ottenere i risultati in poche ore. Al 9 marzo 2020, Quest Diagnostics, un laboratorio clinico privato, ha lanciato il proprio  diagnostico.

Nel Regno Unito, i test per il COVID-19 vengono effettuati da una serie di laboratori accreditati in tutto il paese. Un test diagnostico sviluppato da Public Health England (PHE) è stato esteso ai laboratori di tutto il Regno Unito nel febbraio 2020 e la capacità diagnostica continua ad aumentare per accelerare le capacità di test del paese.

Utilizzando il test, gli scienziati possono cercare le prove della presenza di qualsiasi tipo di coronavirus e poi concentrarsi su specifici indizi genetici che identificano il nuovo coronavirus associato a questa epidemia.

Cercando il materiale genetico del virus, ad esempio nella saliva o nei tamponi nasali, utilizzando i test PCR, possono dare un risultato positivo quando il virus è ancora presente.

Tuttavia, non sono in grado di identificare le persone che hanno avuto l'infezione, che sono guarite e che hanno cancellato il virus dal loro corpo.

I ricercatori stanno ancora lavorando allo sviluppo di test sperimentali sugli anticorpi, chiamati anche test sierologici, che possono confermare (di solito attraverso un esame del sangue) se qualcuno è stato infettato anche dopo che il suo sistema immunitario ha cancellato il virus che causa COVID-19.

Tra i primi in classifica qui sembra esserci un gruppo della  Duke-NUS Medical School di Singapore anche se il test dovrebbe essere ancora convalidato prima di essere portato in produzione e distribuito su larga scala. Questi test sono stati utilizzati in passato per altre epidemie di coronavirus, ma la loro creazione ha richiesto molto tempo e molte risorse.

La corsa all’individuazione di una cura

La corsa è ora alla ricerca di trattamenti e vaccini per limitare l'ulteriore diffusione del virus e prevenire un'esposizione globale più diffusa.

Mentre il percorso dalla ricerca, allo sviluppo, alla produzione e alla distribuzione di massa può essere lento, diverse aziende stanno guidando la carica, indirizzando i finanziamenti verso nuove ricerche, cercando al contempo di riadattare i farmaci esistenti per far fronte al virus.

La National Medical Products Administration of China ha approvato l'uso di Favilavir, un farmaco antivirale, come trattamento per il coronavirus.

Il farmaco ha dimostrato la sua efficacia nel trattamento della malattia con effetti collaterali minimi in uno studio clinico che ha coinvolto 70 pazienti.

La Cina ha inoltre approvato l'uso dell'Actemra di per il trattamento dei gravi effetti collaterali della malattia.

La tabella sottostante evidenzia alcuni degli attori chiave che cercano di sviluppare trattamenti e vaccini su licenza:

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Tra le altre aziende che hanno fatto il loro ingresso sul ring c'è la multinazionale giapponese Takeda Pharmaceutical, che ha in programma di sviluppare una terapia derivata dal plasma contro il coronavirus, prelevando anticorpi derivati dal plasma di pazienti guariti, che hanno il potenziale di generare una risposta immunitaria quando vengono iniettati in un nuovo paziente. 

Anche la società biofarmaceutica statunitense Harbour BioMed sta collaborando con Mount Sinai Health per anticorpi contro il virus. 

Pfizer ha annunciato di aver identificato alcuni composti antivirali in fase di sviluppo che potrebbero essere efficaci nel trattamento del coronavirus.

L'azienda ha in programma di collaborare con parti terze per vagliare e identificare i potenziali composti entro la fine di marzo e iniziare i test in aprile.

La società statunitense BioCryst Pharmaceuticals afferma che un antivirale sperimentale chiamato galidesivir, sviluppato per il trattamento dell'Ebola, sarebbe attivo contro i coronavirus e avrebbe già superato i test di sicurezza nelle persone.

L'azienda è in dialogo attivo con le autorità sanitarie pubbliche statunitensi competenti per garantire che il farmaco sia a loro disposizione. 

Anche due farmaci somministrati congiuntamente per il trattamento dell'HIV - chiamati lopinavir e ritonavir - potrebbero essere promettenti nel trattamento del nuovo coronavirus, e sono già approvati per uso umano.

In piccole sperimentazioni sembrano ridurre la gravità della malattia e la mortalità delle persone infettate dai coronavirus SARS o MERS.

Medici di Wuhan, epicentro dell'epidemia, hanno già avviato uno studio controllato randomizzato.

Nel frattempo, l'ente di beneficenza Impact Fund di Mastercard, il Wellcome Trust e la Bill and Melinda Gates Foundation si sono uniti per contribuire con 125 milioni di dollari di finanziamenti allo sviluppo di trattamenti per il coronavirus.

Il progetto collaborerà con i governi, l'OMS e il settore privato per sostenere lo sviluppo di un farmaco antivirale e di un trattamento su licenza specifico per le infezioni da coronavirus.

…e per tutti gli altri?

La portata e il ritmo dell'epidemia hanno colto molti di sorpresa.

I prezzi delle azioni sono crollati, con l'indice S&P 500 che ieri è sceso di quasi il 10%, dopo la mossa a sorpresa del presidente Trump che ha annunciato un divieto a viaggiare per 30 giorni per i cittadini dell'area Schengen europea che si recano negli Stati Uniti.

È stato il più grande calo giornaliero per l'indice dal crollo del 1987.

Gli investitori hanno cercato la sicurezza nei diversificatori di rischio come l'oro e i tradizionali rifugi sicuri, compresi i titoli di stato decennali, che hanno portato i rendimenti a minimi record.

I mercati si sono un po' stabilizzati venerdì mattina, quando i governi a livello globale hanno intensificato i discorsi incoraggianti, ma è poco probabile che quelle fossero le ultime oscillazioni di mercato.

Con l'OMS che ha dichiarato la pandemia l'11 marzo 2020, il panico sembra diffondersi più velocemente del virus stesso.

Abbiamo visto una corsa ad accaparrarsi maschere chirurgiche e gel antivirali, rischiando che ospedali e operatori sanitari non ne abbiano più a disposizione, e i supermercati continuano a rifornire scaffali vuoti, in seguito all'accumulo di beni di consumo con l’aumentare di minacce di blocchi e divieti di viaggio.

L'incertezza è illustrata anche nei prospetti aziendali e nelle presentazioni degli utili, con analisti e dirigenti che cercano di calcolare l'impatto della pandemia.

L'analisi delle trascrizioni aziendali da parte di Sentieo, mostra un picco nella menzione di parole e frasi associate quali 'coronavirus', 'epidemia', 'decelerato', 'rinviato', 'cigno nero', 'lavoro da casa' e 'catena di fornitura'.

I governi e le banche centrali sono stati chiamati ad agire per rafforzare la fiducia e frenare l'impatto dell'epidemia, e stiamo assistendo a una forte crescita delle reazioni in risposta al continuo aumento dei casi.

È probabile che la risposta della sanità pubblica sia in linea con la crescente gravità a livello nazionale e locale - con un aumento degli screening e della ricerca di contatti, insieme a potenziali misure di distanziamento sociale.

Si spera che i ricercatori comincino a comprendere meglio il virus nelle prossime settimane per poter sviluppare trattamenti mirati.

Indubbiamente, qualsiasi prova di rallentamento della diffusione e di aumento dei tassi di recupero in tutti i Paesi andrà in qualche modo a fornire le garanzie che molti cercano.

¹ Università del Maryland, Scuola di Sanità Pubblica

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