Crash da coronavirus: rischi e opportunità nei Paesi emergenti

02/04/2020

Stiamo vivendo in tempi eccezionali. Mentre non sono ancora chiare le implicazioni della pandemia di coronavirus per l'economia mondiale, gli investitori si sono allontanati in massa dagli asset percepiti come più rischiosi.

Nel periodo recente, i prezzi delle obbligazioni emesse dai governi e dalle società dei Paesi emergenti hanno subito flessioni più rapide di quelle verificatesi all'esordio della crisi finanziaria globale nel 2008, a riprova dell'alto grado di incertezza con cui i mercati si trovano a fare i conti.

Le previsioni di crescita, o meglio di crescita negativa, dell'economia globale nel 2020 e negli anni successivi, per effetto del virus, sono molto divergenti, come pure quelle riguardo alla direzione della pandemia in sé. Sebbene stia emergendo un rallentamento dei nuovi casi in Cina e Corea del Sud, è troppo presto per dire se ci sarà una seconda ondata di contagi quando le misure di quarantena saranno gradualmente allentate.

La minaccia del coronavirus è grave per le economie della regione emergente, e chiaramente per le vite umane, ma gli investitori talvolta reagiscono in modo eccessivo e dove ci sono asset ipervenduti, possono esserci opportunità per chi investe con un orizzonte di lungo periodo.

Una correzione indiscriminata

Non è esagerato definire drastico il calo di fiducia degli investitori nei confronti delle obbligazioni emergenti. I prezzi in caduta hanno spinto verso l'alto i rendimenti obbligazionari (ossia il reddito annuale ottenibile da un titolo in proporzione del relativo prezzo) fino a livelli che non si vedevano da dieci anni, un incremento che riflette l'aspettativa di un numero crescente di default, ovvero di casi in cui governi e società non sono in grado di fare fronte ai pagamenti dovuti ai detentori di obbligazioni.

Non c'è dubbio che nel 2020 i default aumenteranno dai livelli attuali, che sono vicini ai minimi storici, soprattutto nello spazio societario, ma il rischio che qualsiasi governo o società diventi inadempiente dipende dalle rispettive circostanze specifiche.

Alcuni saranno colpiti duramente dal rallentamento economico e, trovandosi in una posizione di partenza vulnerabile di alto indebitamento e cashflow negativo, dovranno ristrutturare il debito. Altri però sono entrati in questo periodo difficile con bilanci sani e livelli di debito inferiori e si trovano quindi in una situazione più robusta per rispettare gli obblighi di pagamento agli obbligazionisti nonostante le insidie di questo momento.

Gli effetti del petrolio a basso costo

Un altro fattore cruciale per gli investitori in obbligazioni dei Paesi emergenti, all'ingresso in questa fase discendente per l'economia globale, è il recente collasso dei prezzi petroliferi.

La decisione dell'Arabia Saudita di incrementare la produzione ha di fatto disgregato l'OPEC (il cartello dei Paesi produttori di petrolio) e contribuito al disallineamento fra l'offerta più abbondante e la domanda in calo per via dell'attività economica ridotta e la minore domanda di trasporti. A poco meno di 30 dollari al barile, il petrolio si vende a un prezzo più che dimezzato rispetto a gennaio di quest'anno.

Per i mercati emergenti esportatori di greggio ovviamente è una situazione problematica che in alcuni casi potrebbe compromettere la capacità di rimborso del debito. Certi governi, come quello russo, possono contare sulla solidità delle finanze pubbliche per superare almeno per il momento la perdita di ricavi dalle vendite di petrolio, ma altri come ad esempio l'Ecuador non hanno questa possibilità. È ragionevole aspettarsi che questi Paesi cercheranno di ristrutturare il debito, soluzione che implica delle perdite per chi possiede le loro obbligazioni.

D'altra parte, i prezzi petroliferi più bassi sono una boccata d'ossigeno per la bilancia dei pagamenti dei mercati emergenti importatori netti di greggio: per Paesi come l'India, per esempio, una spesa energetica inferiore dovrebbe creare condizioni più favorevoli per affrontare il rallentamento dell'economia globale.

Opportunità a lungo termine

Ai prezzi attuali, sembra che gli investitori si aspettino che un governo su tre nei Paesi emergenti non sarà in grado di rimborsare il debito. Nonostante le sfide che si prospettano per l'economia globale, ritengo molto improbabile che si verifichi un numero così alto di default nei prossimi anni.

Il rischio di ribasso per gli investitori nella regione emergente, in termini di perdite potenziali che potrebbero subire, appare già riflesso in larga misura nei prezzi obbligazionari, dopo la flessione recente.

Peraltro, diversamente dalle obbligazioni dei mercati sviluppati, con il livello di reddito attualmente offerto dai titoli dei Paesi emergenti gli investitori sono compensati per il rischio assunto: i rendimenti obbligazionari sono saliti infatti ai livelli più alti dal 2008 nel mondo emergente, mentre in quello sviluppato si sono mossi nella direzione opposta, in certi casi inoltrandosi ancora di più in territorio negativo, in quanto gli investitori hanno cercato rifugio nella sicurezza percepita di questi asset. A fine marzo 2020, la differenza fra i rendimenti disponibili sui titoli governativi statunitensi e quelli dei Paesi emergenti è ai massimi degli ultimi dieci anni.

Oltre a offrire un cuscinetto di protezione da ogni ulteriore riduzione di valore del capitale, a mio parere questo premio di rendimento implica anche la possibilità per gli investitori attivi di cogliere opportunità a lungo termine in aree selezionate dell'obbligazionario emergente.

Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.

Il patrimonio di un fondo e il reddito derivante dallo stesso possono aumentare o diminuire, pertanto il valore dell'investimento varierà di conseguenza ed è possibile che non si riesca a recuperare l'importo originariamente investito.

Le opinioni espresse in questo documento non sono da intendersi come una raccomandazione, consulenza o previsione.