Cosa si prospetta per le obbligazioni globali dopo il crollo?

06/04/2020

Data l'impossibilità di sapere quanto ancora si aggraverà l'impatto del coronavirus, appare forse comprensibile l'avversione generalizzata al rischio di investimento, ma le paure degli investitori possono essere esagerate, così come gli asset possono essere ipervenduti.

Non è esagerato affermare che stiamo assistendo al peggiore impatto a breve termine subito dalla domanda nella storia economica.

Le misure di isolamento adottate in gran parte del mondo sviluppato per contenere la pandemia di coronavirus hanno provocato un blocco quasi totale dei consumi discrezionali e molte società hanno visto il loro reddito praticamente azzerarsi, come sta per accadere a milioni di lavoratori. Sembra ormai certo che il secondo trimestre del 2020 sarà il peggiore di sempre per la crescita dell'economia.

Eppure non mancano i segnali positivi, in primo luogo dalla Cina e Singapore dove si cominciano ad allentare le misure di confinamento, mentre i progressi verso lo sviluppo di test e vaccini per il virus sono incoraggianti.

Ma allora, dopo che quasi tutti gli asset finanziari sono stati travolti dalle vendite a marzo 2020, è arrivato il momento di diventare più ottimisti sulle prospettive di lungo periodo?

Il mercato mostra un pessimismo esagerato?

Non c'è dubbio che gli ultimi due mesi siano stati uno shock. Data l'impossibilità di sapere quanto ancora si aggraverà l'impatto del coronavirus, appare forse comprensibile l'avversione generalizzata al rischio di investimento, che ha trovato riflesso nel forte deprezzamento delle azioni e obbligazioni societarie, ma le paure degli investitori possono essere esagerate, così come gli asset possono essere ipervenduti.

Ovviamente aumenterà il numero di aziende incapaci di rimborsare il debito quest'anno, con conseguenti perdite per i relativi detentori di obbligazioni, ma i fallimenti nel 2020 si moltiplicheranno davvero come mai prima nella storia? Osservando il mercato delle obbligazioni societarie in generale, i prezzi indicano che le aspettative degli investitori sono effettivamente così pessimistiche, ma con i prezzi in caduta che hanno spinto i rendimenti delle obbligazioni societarie (ossia il reddito annuale ottenibile su un titolo in proporzione del relativo prezzo) a livelli che in molti casi non si vedevano dai tempi della crisi finanziaria globale, credo che ci siano validi motivi per essere più fiduciosi nelle prospettive a medio termine.

In risposta alla crisi attuale, diverse banche centrali tra cui la Federal Reserve statunitense, la Banca centrale europea e la Banca d'Inghilterra si sono impegnate ad acquistare titoli societari nell'ambito dei loro programmi di QE (allentamento quantitativo), nella speranza così facendo di sostenere le aziende e incoraggiare gli investimenti in altre aree dell'economia, e quindi stimolare la crescita economica.

Questa azione delle banche centrali è accompagnata dall'impulso di emanazione governativa: mi aspetto che gli aiuti finanziari erogati alle famiglie e alle imprese, insieme all'aumento della spesa sanitaria, fra le altre cose, diano una spinta notevole all'espansione dell'economia e all'attività delle aziende, non appena la vita sociale si rimetterà in moto.

I rendimenti sui titoli governativi risaliranno?

Per finanziare questo stimolo fiscale, i governi dovranno prendere prestiti ingenti. A parità di altri fattori, ci aspetteremmo che la maggiore offerta di titoli di Stato ne faccia diminuire il prezzo spingendo col tempo i rendimenti verso l'alto.

Ciò non toglie che i tassi sui titoli governativi siano stati compressi da forze potenti negli ultimi tre decenni, incluse le megatendenze demografiche, la globalizzazione e la bassa inflazione, e gli acquisti delle banche centrali attraverso il QE hanno accentuato il fenomeno.

La recente domanda di obbligazioni dei mercati sviluppati, non ultime quelle emesse dai governi di Germania e Stati Uniti, ha portato i rispettivi rendimenti ancora più in basso fino ai minimi record e in molti casi addirittura in territorio negativo.

Questa domanda di breve periodo, alimentata dalla percezione di sicurezza associata a questi titoli durante i periodi di turbolenza in virtù della bassa probabilità di default, potrebbe attenuarsi se e quando l'economia globale riaprirà i battenti. Nel lungo periodo, però, le tendenze strutturali sopracitate difficilmente si esauriranno, il che fa presagire che i rendimenti ottenibili dai titoli governativi mainstream resteranno modesti.

Di conseguenza, se è vero che secondo alcuni segnali i rendimenti su queste obbligazioni non dovrebbero scendere ancora molto, non mi aspetto neanche che risalgano in misura consistente. Gli investitori devono fare attenzione a scommetterci contro.

Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.

Il patrimonio di un fondo e il reddito derivante dallo stesso possono aumentare o diminuire, pertanto il valore dell'investimento varierà di conseguenza ed è possibile che non si riesca a recuperare l'importo originariamente investito.

Le opinioni espresse in questo documento non sono da intendersi come una raccomandazione, consulenza o previsione.